Un Fondo di verità
Il Fondo monetario internazionale ha lanciato un allarme sulla crisi europea, sostenendo che senza una modifica della linea sin qui adottata vi è un serio pericolo che l’euro crolli. In particolare, secondo il Fondo monetario, occorre che la Bce svolga una azione non convenzionale massiccia per acquistare titoli pubblici degli stati in difficoltà, onde spezzare la spirale perversa fra crisi del debito e crisi delle banche.

Il Fondo monetario internazionale ha lanciato un allarme sulla crisi europea, sostenendo che senza una modifica della linea sin qui adottata vi è un serio pericolo che l’euro crolli. In particolare, secondo il Fondo monetario, occorre che la Bce svolga una azione non convenzionale massiccia, riducendo i tassi e finanziando direttamente gli operatori economici dotati di entità finanziarie e intervenga, sia pure indirettamente, tramite l’Esm (il Meccanismo europeo di stabilità), per acquistare titoli pubblici degli stati in difficoltà, onde spezzare la spirale perversa fra crisi del debito e crisi delle banche.
Agli stati e agli organi di governo europei, la Bce raccomanda di accrescere il grado di integrazione esistente, accelerando la costituzione dell’unione bancaria europea, basata sui tre pilastri di un organismo di vigilanza comune, di una dotazione di mezzi per intervenire nell’acquisto delle banche sistemiche in difficoltà e di un’assicurazione europea comune dei depositi bancari.
Mentre ciò che il Fondo monetario internazionale scrive, con riguardo all’unione bancaria, appare abbastanza ovvio sia in una concezione keynesiana che in una non keynesiana anche se ovvio non è dal punto di vista pratico, perché gli interessi corporativi bancari tendono a resistere alle nuove regole del gioco, non appare invece ovvio l’invito alla Bce a interventi non ortodossi, sostanzialmente anche di prestatore di ultima istanza.
In effetti la raccomandazione del Fondo all’Europa di spezzare con interventi dell’Esm, a sua volta finanziato dalla Bce, la spirale fra banche che acquistano debiti pubblici e stati che dovrebbero garantirne solidità, ma che riempiono i loro portafogli di propri titoli, si traduce nell’invito a far svolgere alla Banca centrale europea il ruolo di creditore di ultima istanza.
Mentre ciò che il Fondo monetario internazionale scrive, con riguardo all’unione bancaria, appare abbastanza ovvio sia in una concezione keynesiana che in una non keynesiana anche se ovvio non è dal punto di vista pratico, perché gli interessi corporativi bancari tendono a resistere alle nuove regole del gioco, non appare invece ovvio l’invito alla Bce a interventi non ortodossi, sostanzialmente anche di prestatore di ultima istanza.
In effetti la raccomandazione del Fondo all’Europa di spezzare con interventi dell’Esm, a sua volta finanziato dalla Bce, la spirale fra banche che acquistano debiti pubblici e stati che dovrebbero garantirne solidità, ma che riempiono i loro portafogli di propri titoli, si traduce nell’invito a far svolgere alla Banca centrale europea il ruolo di creditore di ultima istanza.
Poiché il Fondo monetario internazionale conosce certamente la tesi prevalente per cui lo statuto della Bce le vieterebbe di fare il creditore di ultima istanza, con questa presa di posizione implicitamente asserisce che tale tesi sia erronea. E ciò sulla base di un ragionamento elementare: la Banca centrale europea di Francoforte presieduta da Mario Draghi, avendo come mandato prioritario la stabilità dei prezzi in euro, deve esplicare ogni azione per evitare che l’euro crolli.